Teoria della Probabilità
L’aggettivo aleatorio deriva dal latino alea: dado, l’oggetto casuale per eccellenza.
Prima di riprendere alcuni concetti fondamentali legati alla teoria della probabilità, è opportuno parlare di densità spettrale di potenza.
Elementi Fondamentali
Section titled “Elementi Fondamentali”Lo spazio campione è insieme di tutti i possibili risultati di un esperimento aleatorio. I suoi elementi sono gli e possono essere di numero finito o infinito numerabile.
Un evento è un sottoinsieme dello spazio campione che soddisfa le condizioni:
- dato un evento A, anche il suo complemento è un evento rispetto ,
- dati gli eventi A e B, anche la loro unione è un evento.
Dato un evento A, l’insieme è detto evento certo. L’insieme è detto evento impossibile.
Gli eventi di uno spazio campione formano la classe degli eventi S. La descrizione della legge di probabilità associa ad ogni evento un valore della sua probabilità di accadere. Lo spazio di probabilità è la terna .
Ne derivano alcuni assiomi e le conseguenti proprietà:
- , assioma di normalizzazione
Si osservi che e .
Dato , la probabilità del verificarsi di A condizionata al verificarsi dell’evento B è definita dalla formula di Bayes:
Ne consegue che A e B sono eventi indipendenti se , ovvero se
Costruendo una partizione di con N eventi di si ha e:
Si può quindi enunciare il teorema della probabilità totale:
Esempio: Si definisca un esperimento aleatorio che modelli il lancio di un dado a sole 3 facce (per brevità). Lo spazio campione è dato dai risultati possibili:
con che rappresenta la riuscita dell’esperimento con il dado posto sulla i-esima faccia. La classe degli eventi S è data da tutti i sottoinsiemi di compreso l’insieme vuoto e l’insieme stesso. Gli elementi della classe degli eventi sono :
Si può affermare che ogni faccia abbia la stessa probabilità di essere il risultato di un lancio:
Dato l’evento A la faccia del dado è dispari , la sua probabilità è:
Esperimento Composto
Section titled “Esperimento Composto”Considerando due diversi esperimenti aleatori caratterizzati da differenti spazi campione e , si può definire un esperimento composto: i risultati sono formati da una coppia ordinata dei risultati dei singoli esperimenti aleatori. Lo spazio campione dell’esperimento composto è il prodotto cartesiano . Dato un evento definito in , un evento definito in , date le corrispondenti leggi di probabilità e , allora:
Prove di Bernulli
Section titled “Prove di Bernulli”Le prove di Bernulli sono note anche come prove ripetute e indipendenti. L’esperimento composto è dato da n esperimenti identici ed indipendenti aventi ognuno uno spazio campione costituito da due soli elementi.
Date le probabilità ed il suo complemento . Definito l’evento A come: si presenta k volte in n prove ripetute. Ne consegue la formula di Bernulli, o binomiale:
L’operatore fattoriale di un generico m è definito come la produttoria di tutti i numeri da ad m:
Dati i valori iniziali ed che fungono da exit conditions si può anche definire la “versione” ricorsiva di tale operatore:
Variabile Aleatoria
Section titled “Variabile Aleatoria”Dato lo spazio di probabilità con numerabile. La corrispondenza che associa ad ogni ad un numero univoco e reale è una variabile aleatoria e se l’insieme per i quali è verificata è un evento. Si può omettere la dipendenza da (omega) in modo da rendere più snelle le notazioni: .
Risulta significativo calcolare la probabilità che i valori di tale variabile aleatoria siano racchiusi in un intervallo come . Ciò equivale ad identificare tutti e soli gli elementi di compresi tra a e b che forniscono valori della variabile aleatoria. Questo insieme di risultati è a sua volta un evento a cui si può associare una probabilità.
Distribuzione di probabilità
Section titled “Distribuzione di probabilità”Dato un generico si definisce la funzione distribuzione di probabilità (detta anche di ripartizione) di una variabile aleatoria:
La quale gode delle seguenti probabilità:
- limitata in , ovvero
- il suo limite per vale 1, ovvero
- il suo limite per vale 0, ovvero
- è monotona non decrescente, ovvero
- è continua da destra
Densità di probabilità
Section titled “Densità di probabilità”La derivata della funzione distribuzione di probabilità è detta funzione densità di probabilità:
Da cui derivano le seguenti proprietà:
Per una variabile aleatoria tempo-discreto la probabilità non è distribuita in maniera continua, bensì è discretizzata negli . Grazie alla formulazione seguente si può evitare di enunciare due diverse formule per la densità di probabilità:
A margine del paragrafo è opportuno parlare del teorema fondamentale per la trasformazione di una variabile aleatoria. Data la trasformazione , la sua distribuzione di probabilità è:
Indici caratteristici
Section titled “Indici caratteristici”Non è sempre possibile conoscere la funzione distribuzione di probabilità di una variabile aleatoria, la cui conoscenza permetterebbe uno studio completo sul comportamento statistico dei valori assunti dalla variabile in oggetto. Si devono quindi prendere in esame degli indici caratteristici (parametri statistici semplificati) relativi alla distribuzione di probabilità.
Valore atteso
Section titled “Valore atteso”Il valore atteso (speranza o attesa) di una variabile aleatoria è definito con la lettera greca eta avente X in pedice:
Se la variabile è discreta, l’integrale viene sostituito da una sommatoria ed il valore atteso diventa:
La stima del valore atteso è essa stessa una variabile aleatoria.
Valore medio
Section titled “Valore medio”Quando si deve gestire la trasformazione di una variabile aleatoria si utilizza l’operatore di valore medio:
Tale operatore gode della proprietà di linearità:
Il valore atteso e il valore medio coincidono.
Deviazione Standard & Varianza
Section titled “Deviazione Standard & Varianza”La deviazione standard (sigma) è una misura della dispersione che la variabile aleatoria presenta attorno al suo valore medio .
Il suo quadrato è detto varianza:
Una variabile aleatoria con una varianza nulla, ovvero con valori che non si disperdono attorno al suo valore medio, presenta una densità di probabilità:
La variabile aleatoria “decade” in un valore deterministico.
La deviazione standard viene spesso utilizzata al posto della varianza perché è dimensionalmente coerente con la variabile aleatoria che si sta valutando.
Valore quadratico medio
Section titled “Valore quadratico medio”Si definisce infine l’operatore di valore quadratico medio (o potenza):
Poiché l’operatore di valore medio gode della proprietà di linearità:
Altri Indici caratteristici
Section titled “Altri Indici caratteristici”Media Aritmetica
Section titled “Media Aritmetica”Riprendendo il concetto che la stima del valore atteso è essa stessa una variabile aleatoria. Se si hanno N realizzazioni della variabile aleatoria X, si può stimare il valore atteso mediante la media aritmetica:
Varianza Empirica
Section titled “Varianza Empirica”Se si hanno N realizzazioni della variabile aleatoria X, si può stimare la varianza mediante la varianza empirica:
La deviazione standard è la radice quadrata della positiva della varianza (in questo caso empirica):
Variabile aleatoria Gaussiana
Section titled “Variabile aleatoria Gaussiana”Una variabile aleatoria è Gaussiana o normale se la sua funzione densità di probabilità è:
Per indicare i valori di varianza e valore atteso, si può scrivere in modo sintetico:
Una variabile è detta variabile normale standard:
Si definisce la funzione di distribuzione per una variabile aleatoria normale standard:
Da questa definizione si può ricavare la formula per relativa ad X:
Correlazione e Covarianza
Section titled “Correlazione e Covarianza”Una coppia di variabili aleatorie può essere caratterizzata da alcuni parametri che ne fanno comprendere il comportamento statistico congiunto.
La densità di probabilità congiunta è:
La distribuzione di probabilità congiunta è:
La correlazione tra X e Y è:
La covarianza tra X e Y è:
Tali indici sono legati dalla relazione:
La covarianza determina se tra due variabili aleatorie esiste una relazione di dipendenza lineare. Questo indice misura la tendenza di variazione congiunta (co-varianza, per l’appunto) delle due variabili.
Se , le variabili sono dette incorrelate. Se , le variabili sono pienamente correlate.
Allo stesso modo, si può usare il coefficiente di correlazione:
Perché la deviazione standard è una misura della dispersione che la variabile aleatoria presenta attorno al proprio valore medio.
Quando le variabili aleatorie X e Y sono indipendenti:
Dunque l’indipendenza implica incorrelazione, ma non viceversa.
La covarianza può essere stimata avendo N coppie di realizzazioni di X ed Y.
Sistemi di n variabili aleatorie
Section titled “Sistemi di n variabili aleatorie”Dato un sistema di n variabili aleatorie, si ottene una variabile aleatoria n-dimensionale. Si può dunque definire la funzione distribuzione di probabilità congiunta:
Assieme alla relativa funzione densità di probabilità congiunta:
Grazie a questa funzione, come facilmente intuibile, si può ricavare la densità marginale di ciascuna variabile o le densità congiunte di un sottoinsieme del sistema.
Dato l’operatore di trasposizione , si può introdurre la notazione di vettore aleatorio (in grassetto):
Per semplicità di notazione, tutti gli indici caratteristici di un sistema di n variabili aleatorie possono essere rappresentate in notazione vettoriale.
Matrice di correlazione
Section titled “Matrice di correlazione”Le correlazioni tra tutte le variabili aleatorie possono essere raccolte nella matrice di correlazione:
Sulla diagonale maggiore di tale matrice quadrata sono posti i valori quadratici medi delle variabili aleatorie che compongono il sistema:
Matrice di covarianza
Section titled “Matrice di covarianza”In modo analogo è costituita anche la matrice di covarianza. Si osserva che sulla diagonale maggiore di tale matrice quadrata sono posti i valori delle varianze :